SEL e PSE, relazione sul Forum del 21 settembre

Unione Europea

Il Forum di Milano è stato molto interessante. Ci sono stati diversi interventi.

Vincenzo Termine ha dato un quadro molto puntuale degli attuali partiti tedeschi e della situazione economica della Germania. In Germania, il 50% dei lavoratori è a tempo determinato. Questi lavoratori sono impiegati nei cosiddetti “mini jobs”, lavori a termine, con retribuzioni molto basse.

E’ seguito l’intervento di Pierpaolo Pecchiari, che ha parlato della necessità della creazione di una sinistra transnazionale. E’ meglio che SEL partecipi alla formazione del Partito Socialista Europeo (PSE), piuttosto che si orienti verso posizioni più a sinistra, che realisticamente hanno in Europa percentuali di consenso molto esigue. I presupposti per formazione di un partito socialista europeo ci sarebbero già, e la piattaforma delle proposte è anche molto avanzata. Un possibile leader potrebbe essere Schultz. In Italia e in altri Paesi europei manca però ancora una coscienza europea: l’Europa viene spesso vista come un problema.

La posizione della Germania in Europa può ben essere definita “illegale”. Attraverso la progressiva contrazione del costo del lavoro interno, la Germania ha prodotto beni a prezzi molto bassi, esportandoli non all’interno dell’Europa, ma al suo esterno, soprattutto in Cina e negli USA. Queste esportazioni le hanno permesso di accumulare ingenti capitali, che hanno permesso forti investimenti finanziari, sempre soprattutto fuori dall’Europa. In seguito alla crisi finanziaria degli USA del 2008, la Germania si è poi trovata a sua volta in difficoltà, scaricando la “colpa” della crisi sugli altri Paesi europei, rei di avere un debito pubblico troppo alto. Ha quindi iniziato a imporre politiche di austerity e di riduzione del Welfare State, semestri europei, sanzioni per i Paesi che sforano da determinate percentuali. Dai Trattati di Maastricht in poi, la Germania ha creato una “narrazione” della crisi che ha spostato l’asse degli interessi europei in suo netto favore, ignorando le regole di solidarietà su cui si fonda l’Unione Europea. Le elezioni europee del 2014 rappresentano un’occasione per riprendere in mano quella legislazione europea di cui si sono gettate le basi nell’’ppuntamento di Lisbona, e che è rimasta accantonata. Un’occasione per portare avanti le istanze di una sinistra transnazionale.

Secondo Mario Noera, è necessaria una convergenza a livello europeo delle politiche economiche e della formazione dei prezzi.

Andrea Di Stefano, direttore della rivista “Valori”, ha denunciato la mancanza in Italia di una programmazione energetica. La mancanza di una politica energetica ha portato (con l’introduzione del fotovoltaico e delle altre energie alternative) alla creazione di un potenziale di produzione di energia superiore alla domanda. Quello che manca in questo settore non sono stanziamenti economici, ma semplicemente delle normative che lo regolamentino.
Altro problema per l’Italia è la mancanza di politiche degli investimenti: Di Stefano ha fornito dati numerici molto forti relativi a posti di lavoro che si possono creare con investimenti nella Green Economy.

Roberto Artoni, dell’Università Bocconi, ha spiegato come il Welfare State sia nato in Italia, nel secondo dopoguerra, anche con lo scopo di equilibrare la domanda e l’offerta di beni e servizi, oltre che per ovvi motivi di giustizia, solidarietà sociale, redistribuzione della ricchezza e conseguente ordine sociale. Il Welfare State è caratterizzato anche da normative che regolamentano e controllano la concessione di credito a breve termine.

Negli ultimi 10 anni il Governo ha effettuato un progressivo, consistente smantellamento del Welfare State e degli organismi di controllo della distribuzione del reddito, e ora, a anche a causa della crisi, si tende ad invocare misure per il sociale più di carattere assistenziale, come il reddito minimo garantito. E’ invece auspicabile un ripristino del Welfare State.

Alessandro Santoro ha parlato della necessità di una armonizzazione fiscale in Europa, di un coordinamento delle diverse legislazioni europee in materia fiscale. L’IVA, imposta valida in tutta Europa non è più adatta per le transazioni europee, perché era stata concepita quando esistevano le frontiere. A causa del cosiddetto “arbitraggio fiscale” (una frode a livello comunitario) nelle transazioni europee si verifica attualmente un’evasione fiscale pari all’8%.

La giornata a Milano è stata davvero molto stimolante e ha dato una lettura della crisi diversa da quella corrente. Seguiranno altri incontri del Forum di Economia Finanza e Lavoro.

Relazione a cura di Barbara Cattoli

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