Legge di stabilità, i risultati di SEL: 50mln per il diritto allo studio

Parlamento

Grazie all’ostinato lavoro di dialogo col governo e con gli altri gruppi parlamentari, siamo riusciti ad ottenere l’accoglimento di ben quattro emendamenti alla legge di stabilità:

  • Nove milioni in tre anni per avviare la sperimentazione dei “corpi civili di pace“, formati da 500 giovani, nelle aree di conflitto o a rischio di guerra;
  • Dieci milioni di euro aggiuntivi per la cooperazione allo sviluppo;
  • Cinquanta milioni di euro per il diritto allo studio;
  • Approvazione di un emendamento in materia di agricoltura che salva la tracciabilità dei prodotti, impedisce le truffe legate alle materie prime e aiuta la lotta all’evasione fiscale.

Abbiamo cercato di correggere una legge di stabilità non sufficiente, iniqua, ingiusta, scollegata dalla realtà. Le nostre proposte permetteranno di avere più giovani impegnati nel servizio civile all’estero; più soldi per i preziosi interventi delle ONG nei territori martoriati dalla guerra e più fondi che possano garantire il diritto di studio – un principio costituzionale – a molti più studenti. Sono risultati importanti che renderanno meno amara una manovra che poteva e doveva rilanciare l’Italia e non “stabilizzarla” nel fango della crisi.

Siamo in presenza di una legge di stabilità che ricalca il solito binomio austerità-inerzia, priva di una visione economica e sociale alternativa che faccia pagare la crisi a chi l’ha causata e di provvedimenti coerenti con questa linea“. E’ l’intervento di Giovanni Paglia, deputato di SEL, durante la discussione generale sulla Legge di Stabilità alla Camera dei deputati. “Il nostro lavoro in Commissione Bilancio ha strappato qualche buon risultato (50 milioni per il diritto allo studio, 9 milioni per l’istituzione dei Corpi civili di pace, 10 milioni per la cooperazione internazionale, 30 milioni per gli specializzandi in medicina), ma non può mutare un giudizio radicalmente negativo sull’impianto del provvedimento”, ha proseguito Paglia, “Tra le tante proposte che ci sono state bocciate da governo e maggioranza vi è l’introduzione di una vera Tobin Tax, una tassa sulle transazioni finanziarie speculative diversa dall’inutile pasticcio escogitato da Monti; un emendamento frutto di una campagna popolare internazionale e della consapevolezza che lo smantellamento delle sicurezze del modello sociale europeo passa dalla costruzione di quel gigantesco sistema di speculazione finanziaria fuori da ogni controllo democratico che ha dominato gli ultimi trent’anni. Ecco: se il governo, il Pd e il Nuovo centrodestra sanno solo rispondere ‘no’ a proposte del genere, vuol dire che hanno capito poco o niente delle dinamiche profonde di questa crisi”.

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