27-31 gennaio, nota sui lavori parlamentari

Parlamento

Titti Di Salvo, vicecapogruppo alla Camera, ci racconta il lavoro di SEL in Aula tra il 27 e il 31 gennaio.

Premessa. La settimana che si è appena conclusa è stata caratterizzata da lavori parlamentari confusi e rissosi e totalmente condizionati sia dall’accordo extraparlamentare tra Renzi e Berlusconi che dai toni minacciosi e contemporaneamente inefficaci del Movimento 5 Stelle, a cui nella sostanza la legge elettorale Italicum va più che bene.

Più avanti troverete la cronaca dei fatti accaduti, ma questa volta fermarsi alla cronaca non basta. Serve una riflessione più approfondita perché quello che è successo in questi giorni è molto grave. Per due ragioni.

Sulla Presidente della Camera, in base al copione ossessivo in scena dall’inizio della legislatura, si è scatenata l’ira del Movimento 5 Stelle, che mai nell’escalation di aggressività manifestata ha nominato il Governo come destinatario della “ira funesta”. Al contrario il M5s ha addossato solo alla Presidente la responsabilità politica di tutto e la contrarietà si è tradotta in un attacco violento ai banchi del Governo e alla Presidenza (in compagnia di La Russa e Fratelli d’Italia) e in una successiva occupazione delle Commissioni (con annessi insulti sessisti alle parlamentari Pd da parte di un deputato 5 Stelle, oltre agli inqualificabili schiaffi di un deputato questore a una parlamentare del M5s). Tutto ciò e l’accusa di impeachment contro Napolitano: mostra come il M5S non comprenda la differenza fra la lotta nelle istituzioni e la lotta contro le istituzioni, crea una allarmante situazione di emergenza democratica che sceglie come bersaglio della furia distruttiva chi le Istituzioni rappresenta, la Presidente della Camera in particolare, nei confronti della quale vale in più un atteggiamento sessista evidente.

Vedere i banchi della presidenza di Montecitorio come li abbiamo visti e come li hanno visti dall’estero non può essere derubricato a esuberanza o immaturità dei giovani con gli zainetti, come li ha definiti Lucia Annunziata, e soprattutto la reazione a tutto ciò rischia di travolgere la discussione sul merito delle cose, legge elettorale piuttosto che Imu e Banca d’Italia, come è avvenuto in questi giorni in cui la centralità nel discorso pubblico l’ha avuta la rissa e non il merito.

Per questo abbiamo provato come gruppo a tenere la testa fuori dall’acqua e a non smarrire il nostro profilo.

Abbiamo immediatamente espresso la nostra solidarietà sia alla deputata 5 Stelle Lupo (schiaffeggiata dal questore Dambruoso mentre cercava di salire sui banchi del governo), sia alle deputate del Pd che hanno subito accuse sessiste dal deputato 5 Stelle De Rosa, sia alla Presidente della Camera che si è ritrovata a supplire le mancanze del Governo e della maggioranza e in più a subire minacce e insulti dai 5 stelle. E abbiamo detto no alla tagliola.

Gli argomenti trattati questa settimana sono stati:

  • Decreto Imu-Banca d’Italia;
  • decreto Terra dei fuochi e Ilva
  • Legge elettorale

Conversione del Decreto legge su IMU, alienazione di immobili pubblici e Banca d’Italia
Si tratta dell’ennesimo decreto omnibus che, con il ricatto dell’abolizione della seconda rata dell’Imu, è servito per approvare uno dei più grandi regali di sempre alle grandi banche italiane. Per contrastare il decreto abbiamo innanzitutto presentato la pregiudiziale di costituzionalità motivata dalla eterogeneità dei temi contenuti nel decreto. La Corte Costituzionale ha più volte ricordato che la decretazione d’urgenza deve essere motivata dall’effettiva urgenza dei suoi contenuti che devono essere omogenei e nel caso di questo ultimo decreto (come per la verità di quasi tutti quelli che l’hanno preceduto) non c’era omogeneità e l’urgenza era relativa soltanto alla definizione delle modalità di pagamento della seconda rata dell’Imu. In secondo luogo abbiamo chiesto insistentemente in Commissione e in Aula di cambiare il decreto in tutte le sue parti. In quella relativa alla cancellazione dell’Imu realizzata senza progressività alcuna e quindi strutturalmente iniqua e nella parte sulla riforma della Banca d’Italia sbagliata per i suoi contenuti e per la scelta di realizzare il cambiamento della natura della Banca Centrale in fretta e furia, per decreto appunto sotto lo scudo dell’urgenza IMU, diventata paradossale. Entro tre anni alle banche, in aggiunta a molte agevolazioni e vantaggi senza precedenti, saranno trasferiti almeno 7,5 miliardi di euro che attualmente sono nelle riserve della Banca d’Italia attraverso la rivalutazione delle quote. In ultimo anche la svendita del patrimonio immobiliare pubblico prevista in sostanza nel decreto non solo è sbagliata, ma anche sfrontata: di fronte al dramma abitativo che vivono molte famiglie e alla negazione del diritto alla casa, si dovrebbe investire al contrario su un nuovo piano di edilizia popolare. Per tutte queste ragioni abbiamo contestato il decreto e abbiamo utilizzato lo strumento dell’ostruzionismo parlamentare per rallentarne il percorso. Abbiamo chiesto infine al Governo di dividere in due parti il decreto, in modo da separare il tema della riforma della Banca d’Italia – da collocare in un distinto disegno di legge – dal decreto sull’Imu. Il Governo ha invece deciso di non ritirare il decreto e ha rigettato sulle spalle della Presidenza della Camera l’onere della decisione finale sul da farsi di fronte alla possibilità concreta della sua scadenza alla mezzanotte del 29 gennaio. La Presidente della Camera ha dunque applicato la così detta tagliola, e cioè una normativa presente nel regolamento del Senato (e applicata per “assimilazione” anche alla Camera in due occasioni precedenti) che blocca l’ostruzionismo parlamentare, in questo caso alla fine dell’iter (sarebbero servite ancora venti ore per completare tutto l’iter e cioè per le dichiarazioni di voto). Il gruppo di Sel ha contemporaneamente detto no alla tagliola e sottolineato le responsabilità della situazione, tutte della incapacità della maggioranza e del governo di organizzare i lavori nei tempi necessari e di assumersi le proprie responsabilità e non ha partecipato al voto finale, insieme a tutto il resto dell’opposizione come forma ulteriore di protesta.

In discussione generale è intervenuto Fabio Lavagno. La dichiarazione di voto è stata fatta da Giovanni Paglia.

Legge elettorale
E’ iniziata in Aula la discussione sulla legge elettorale nata dall’accordo fra Renzi e Berlusconi. In Commissione, alla totale indisponibilità della maggioranza a aprire un confronto parlamentare vero ha corrisposto l’occupazione dei grillini della Commissione con il risultato in conclusione di un surreale licenziamento del testo in pochi minuti. Nella settimana si è votata (e respinta) la nostra pregiudiziale di incostituzionalità: nella settimana del 10 febbraio invece comincerà il voto sui singoli emendamenti.

Riassumiamo ancora una volta le ragioni della nostra contrarietà fortissima alla proposta e quindi il contenuto dei nostri emendamenti e ricordiamo il paradosso di aver iniziato la discussione su un testo che è precedente all’ultimo accordo Renzi-Berlusconi e che dà il senso della discussione paradossale extraparlamentare in cui ci si trova.

Soglie di sbarramento
Nella proposta viene indicata una soglia di sbarramento unica in Europa (presente solo in Turchia) dell’8 per cento per le forze non in coalizione e del 5 per cento per quelle in coalizione che rappresenta un vulnus per la rappresentanza e per la democrazia. Con quelle regole verrebbero tenute fuori dal Parlamento forze politiche che hanno ricevuto 3 milioni di voti e contemporaneamente le forze politiche in coalizione contribuirebbero al raggiungimento del premio di maggioranza, ma se al di sotto del 5 per cento (più di 1,5 milioni di voti) rimarrebbero fuori dal parlamento.

Premio di maggioranza
Il premio di maggioranza previsto per chi raggiunge il 37 per cento è abnorme (solo in Grecia esiste la somma di soglie di sbarramento e premi di maggioranza) e a nostro avviso anche in questo caso non conforme alla sentenza della Corte.

Conflitto d’interessi
Lavoreremo perché la legge elettorale definisca limiti forti alle spese elettorali e barriere per il conflitto di interessi

Liste bloccate
Le liste bloccate, anche se corte, sempre bloccate sono. Anche in questo caso la legge Mattarella avrebbe risposto all’esigenza di scegliere i parlamentari senza le possibili degenerazioni delle preferenze che in ogni caso preferiamo rispetto alle liste bloccate

Parità di genere
Qualunque sia il modellom verificheremo l’applicazione rigorosa dell’Art. 51 della Costituzione per la parità di genere.

Collegi
La stessa definizione attuale dei collegi (addirittura non ci sono ancora le tabelle allegate al testo di legge) sarà decisiva per capire le modalità di distribuzione dei seggi. Al momento sembra favorire la concentrazione territoriale della distribuzione dei seggi nonostante il recupero nazionale dei voti.

Sostegno alla legge Mattarella
La scelta del Movimento 5 Stelle di stare fuori dalla discussione ha favorito l’accordo Renzi-Berlusconi ed eliminato dal tavolo l’ipotesi della riforma elettorale Mattarella per la quale pure dicevano di tifare (almeno per un certo periodo).

In discussione generale sono intervenuti Arcangelo Sannicandro e Florian Kronblikler. Sulla pregiudiziale di costituzionalità è intervenuto Gennaro Migliore.

Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali
Ci siamo astenuti su questo provvedimento che tratta della cosiddetta “Terra dei fuochi” e dell’Ilva di Taranto. Pensiamo che nella parte in cui si affronta il problema del disastro ambientale causato dallo smaltimento illecito dei rifiuti in Campania per mano della criminalità organizzata il decreto legge sia positivo. Finalmente dopo anni si affronta quello che sta succedendo in quel territorio, si danno risposte alle migliaia di persone e di associazioni che hanno denunciato e portato all’attenzione pubblica il biocidio che in venti anni di connivenza e complicità ha portato all’uccisione di quella che un tempo era una delle zone più fertili e coltivate del Paese e a conseguenti disastri per la salute della popolazione. Siamo riusciti ad inserire nel provvedimento alcune norme che riteniamo importanti come l’obbligo di emanazione entro 90 giorni del regolamento finalizzato alle aree destinate alla produzione agricola e all’allevamento e l’obbligo a ricorrere unicamente a bandi di evidenza pubblica per le opere e gli interventi di bonifica. Alcuni passaggi ci restano comunque indigesti, come l’impiego dei militari per il presidio del territorio; l’ennesima deroga al divieto di proroga o rinnovo delle gestioni commissariali; le norme emergenziali e derogatorie in capo ai commissari straordinari per il dissesto idrogeologico ai fini di una concreta messa in sicurezza del territorio. Complessivamente reputiamo sia stato fatto un buon lavoro. Il giudizio cambia del tutto se si analizzano invece le norme sull’Ilva, su cui al quinto decreto si continua a procedere nella direzione sbagliata. Questo decreto non è altro che l’ennesima sconfessione di quanto definito nelle più restrittive norme precedenti. Le nostre criticità sono in primis lo slittamento dei tempi di attuazione dell’AIA e soprattutto la norma così detta “Salva Commissari” che punta a mettere ulteriormente in sicurezza il Commissario perché non sanzionabile per i ritardi della stessa AIA. Un altro passaggio critico del decreto è che si impone alla proprietà la ricapitalizzazione per finanziare le bonifiche e l’applicazione dell’AIA. Noi invece avevamo proposto un emendamento in cui lo Stato si facesse promotore di un investimento, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, acquisendo le relative azioni che sarebbero state ricedute all’azienda quando fosse stata nella possibilità di riacquisirle. Proposta completamente ignorata.

In discussione generale sono intervenuti Donatella Duranti e Arturo Scotto. La dichiarazione di è stata fatta da Serena Pellegrino.

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