24-28 marzo, nota sui lavori parlamentari

Parlamento

Titti Di Salvo, vicecapogruppo alla Camera, ci racconta il lavoro di SEL in Aula tra il 24 e il 28 marzo.

Premessa. La discussione politica della settimana in Parlamento si è concentrata fuori dalle aule sulle scelte indicate dalla spending review di Cottarelli, tagli lineari prima annunciati poi smentiti dal Presidente del Consiglio e più in generale sulla credibilità delle proposte complessive annunciate dal Governo e il tema della credibilità ha prevalso sul giudizio sulla loro bontà, sul giudizio di merito dunque che al contrario che per noi rimane la bussola politica.

In particolare alla Camera è cominciata in Aula (per la pregiudiziale di costituzionalità presentata da noi e per il contenuto del nostro question time) e in Commissione la discussione sul pessimo Decreto lavoro che rende più precari contratti a termine e apprendistato e affida questa scelta all’esecutività immediata di un decreto, mentre l’annunciata riforma generale del mercato del lavoro viene consegnata ad un più lento e indeterminato disegno di legge affidato al Senato.

Ma il fatto per noi molto rilevante di questa settimana alla Camera è la conclusione dell’iter legislativo sulle dimissioni in bianco che passa ora all’esame del Senato per il varo definitivo.

Da quando la legge 188/2007 è stata abrogata con un colpo di mano del Governo Berlusconi appena insediato nel giugno 2008, tre mesi dopo l’entrata in vigore della legge, abbiamo lavorato per riconquistarla. L’abbiamo fatto costruendo reti, dentro e fuori dal Parlamento, costituendo il Comitato per la 188 nel 2012, incontrando movimenti, sindacati, imprese, associazioni, ministri dei diversi Governi, organizzando il 23 febbraio 2012 una giornata di mobilitazione nazionale e più volte presidi davanti a tutte le Prefetture d’Italia: perché a noi sembrava e sembra incredibile non riconoscere la bontà di una procedura, questa è la legge, una procedura per dimettersi volontariamente da un posto di lavoro. La compilazione di un modulo scaricabile da Internet numerato e con scadenza quindicinale potrà prevenire l’abuso della finta lettera di dimissioni in bianco, senza data, fatta firmare alle ragazzi e ai ragazzi al momento dell’assunzione in modo che possa essere perfezionata con tanto di data quando quella ragazza è incinta o quel ragazzo non va più bene.

Avevamo preso questo impegno da 7 anni. Oggi il primo tratto di strada è concluso.

I vantaggi saranno per le ragazzi e i ragazzi che saranno aiutati a sottrarsi al ricatto e per le imprese sane che non ricorrono per concorrenza sleale dell’abuso di una lettera finta.

Spiace davvero che il Movimento 5 Stelle anche in questo caso abbia scelto l’insulto pur di non riconoscere ad altri e particolarmente a noi la capacità di agire concretamente nell’interesse delle persone, con le proposte e la politica.

Addirittura è stato detto che con la legge, la stessa che abbiano riconquistato dopo 7 anni, si cancelli una norma molto importante, quella che prevede dal 2001 per le donne incinte o madri che si dimettono dal lavoro un controllo ex post sull’autenticità della loro volontà affidata all’ispettorato dal lavoro.

E invece è il contrario: è proprio partendo dalla inefficacia di quella norma in vigore dal 2001, da 13 anni dunque. Anni in cui le dimissioni i bianco sono aumentate esponenzialmente come dicono avvocati del lavoro uffici vertenze sindacali, studi Acli, Isfol, Istat, che è nata la nostra legge 188, la necessità cioè di trovare un meccanismo che prevenisse l’abuso delle dimissioni in bianco e non se ne occupasse expost con l’onere della prova a carico della persona ricattata.

Spiace altrettanto che il Nuovo centro destra e Scelta Civica abbiano votato contro ritenendo una legge di civiltà un laccio e lacciulo ulteriore per le imprese.

La legge Fornero sul mercato del lavoro, sotto la spinta della mobilitazione di cui si diceva prima se ne era occupata ma in modo tortuoso e inefficace. Peraltro il ministro, durante l’incontro con il Comitato per la 188/2007 promosso da noi e avvenuto all’inizio di febbraio del 2012, ci disse chiaramente che il Parlamento che aveva abrogato la 188 non avrebbe potuto restituirla e che quindi avrebbe dovuto tener conto delle opinioni contrarie. L’esito fu appunto una norma inapplicabile e tortuosa per tutti e il mantenimento della meccanismo della convalida per le lavoratrici madri, della cui inefficacia si è detto.

Qualcuno poi sostiene che la fine dell’abuso delle dimissioni in bianco vale poco di fronte al job act. Naturalmente la nuova norma contro le dimissioni in bianco non fa da diga alla visione liberista e fallimentare del lavoro privo dei diritti come condizione necessaria alle imprese per competere. Ma traduce in norma l’inaccettabilità della contrapposizione diritti/lavoro maternità/lavoro, in tutti i rapporti di lavoro. In quelli precari cioè non a tempo indeterminato in cui la fine del rapporto è già prevista in giorni, mesi settimane senza tutela per la maternità e anche in quelli a tempo indeterminato con le tutele di legge per la maternità. E dunque valeva la pena di impegnarsi tanto per raggiungere questo obiettivo.

Nella settimana alla Camera si è parlato di

  • mozione su precariato nella scuola;
  • disegno di legge su dimissioni in bianco;
  • mozione sul terremoto nel casertano;
  • mozione su alluvioni in Veneto e Emilia;
  • autorizzazione a procedere versus Brambilla;
  • pregiudiziale di costituzionalità su decreto Poletti;
  • pregiudiziale di costituzionalita su 416 ter, scambio politico mafioso;
  • mozione su Banca europea di sviluppo;
  • mozione sul vincolo del 3% deficit/Pil;
  • mozione parità di genere nello sport.

Iniziative per la stabilizzazione del personale precario delle pubbliche amministrazioni, con particolare riferimento al comparto scuola
Il 27 marzo la Corte di giustizia europea sarà chiamata a rispondere alle questioni di pregiudizialità sollevate dal tribunale di Napoli sulla legittimità della legge italiana che per i lavoratori della scuola permette il ricorso a contratti di lavoro a tempo determinato ripetuti ben oltre i 36 mesi fissati dalla direttiva comunitaria del 28 giugno 1999. L’attuale normativa italiana sul precariato deve essere cambiata perché in contrasto con il diritto comunitario. In questi anni la scuola pubblica è stata sorretta da un personale precario e sottopagato, a discapito della qualità dell’offerta formativa e dello sviluppo del Paese tutto. Nel 2008 questo comparto del pubblico impiego è stato oggetto del più grande taglio di posti di lavoro che si sia conosciuto in questi anni, seguito da continui proclami di reinvestimento a cui non sono corrisposte azioni concrete ma anzi ulteriori tagli e definanziamenti. Secondo noi è necessario arrivare ad una stabilizzazione attraverso la copertura dei posti vacanti superando le restrizioni conseguenti all’articolo 64 del decreto legge n. 112 del 2008 convertito nella legge n. 133 del 2008. Questo potrebbe essere un primo e importante passo, potrebbe significare la stabilizzazione in organico di diritto dei posti in organico di fatto.
In discussione generale è intervenuto Luigi Laquaniti. La dichiarazione di voto è stata fatta da Giancarlo Giordano.

Iniziative in relazione ai recenti terremoti che hanno colpito alcune aree della regione Campania e la provincia di Campobasso
Abbiamo presentato una nostra mozione in cui chiediamo un intervento di carattere strutturale per il territorio campano e per le aree colpite dal terremoto. Non bastano gli aiuti emergenziali: il 60% del patrimonio edilizio pubblico di quella regione e di quell’area non è ancora a norma rispetto al rischio sismico perché fabbricato prima del 1974. 4.608 edifici scolastici e 259 ospedali sono localizzati in aree sismiche quindi non stiamo parlando soltanto di un episodio sul quale intervenire in maniera emergenziale ma della necessità di un investimento pubblico per la messa in sicurezza degli edifici e del territorio, intervenendo ad esempio sul patto di stabilità dei comuni e creando un fascicolo del fabbricato che consente di valutare lo stato di stabilità e sicurezza do quegli edifici.
In discussione generale e dichiarazione di voto è intervenuto Arturo Scotto.

Iniziative in merito agli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito di recente il Veneto e l’Emilia Romagna
Per l’ennesima volta la Camera discute di catastrofi naturali che hanno messo in ginocchio il nostro paese, in questo caso si tratta degli eventi alluvionali che hanno interessato il Veneto e l’Emilia Romagna tra Gennaio e Febbraio. Si continua ad agire sull’emergenza e non in maniera strutturale: nell’ultimo triennio lo stato ha stanziato un miliardo per le emergenze da eventi di natura idrogeologica, interessando 13 regioni; per la prevenzione in dieci anni sono stati stanziati solo 2 miliardi, quando il fabbisogno stimato sarebbe di 40 miliardi. Per questo abbiamo ribadito la nostra posizione: per risolvere il problema in maniera strutturale c’è bisogno di un piano pluriennale per la messa in sicurezza del territorio e contro il dissesto idrogeologico, con ricadute positive sull’economia e sull’occupazione e allo stesso tempo una legge (che si sta discutendo nelle commissioni riunite agricoltura e ambiente) contro il consumo del suolo per impedire la cementificazione.
In discussione generale è intervenuto Giovanni Paglia. La dichiarazione di voto è stata fatta da Alessandro Zan.

Proposta di legge per il contrasto delle dimissioni in bianco
Sul complesso degli emendamenti è intervenuta Titti Di Salvo. La dichiarazione di voto è stata fatta da Marisa Nicchi.

Pregiudiziale su proposta di legge: Modifica dell’articolo 416-ter del codice penale, in materia di scambio elettorale politico-mafioso
Abbiamo votato ovviamente contro la pregiudiziale di costituzionalità presentata da Forza Italia contro la nostra proposta di legge di modifica del codice penale che colma un vuoto molto antico. Un vuoto che il parlamento si trascina dal 1992 quando una norma di legge suggerita dai magistrati di Palermo che prevedeva appunto di allargare lo scambio elettorale politico mafioso anche ad altre utilità, non soltanto al denaro, venne bocciata. Una norma che azzera i margini di tolleranza che certa politica ha mantenuto consapevolmente con le organizzazioni mafiose, un’area grigia rispetto alla quale si sono registrate troppe tolleranze fra mafia e politica.
È intervenuto Claudio Fava.

Autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti della deputata Michela Brabbilla
Questo procedimento ha origina da una notitia criminis che la procura della Repubblica di Milano riceve dalla procura di Lecco, tratta da un esposto-denuncia in cui si cita un articolo del giornale Il fatto quotidiano del 9 novembre 2010 in cui si riportano due episodi in cui il Ministro avrebbe fatto uso – in ipotesi, violando la direttiva 25 luglio 2008 della Presidenza del Consiglio, che disciplina i voli di Stato – di un elicottero dell’Arma dei carabinieri con destinazione, rispettivamente, a Piazzola sul Brenta e Rimini, e ritorno al luogo di partenza, nei pressi della sua residenza, non rispettando i vincoli necessari per l’utilizzo di un volo di stato: la tutela del soggetto trasportato e l’utilizzo del trasporto per compiti istituzionali.

Opposta è stata invece la posizione della procura della Repubblica, cui spetta un primo vaglio dell’istruttoria processuale che poi ha svolto il collegio inquirente. La procura, investita del compito di esprimere il parere, si è espressa in modo netto e inequivocabile per l’archiviazione.Gli atti processuali difensivi hanno in verità dimostrato, in modo inoppugnabile, le finalità istituzionali di entrambi i trasferimenti. Per questo ci siamo espressi contro l’autorizzazione a procedere in giudizio.
È intervenuto Daniele Farina.

Pregiudiziale di costituzionalità su: disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese
Abbiamo presentato una pregiudiziale di costituzionalità al così detto decreto Poletti. Il decreto legge del 20 marzo 2014 n.34 liberalizza i contratti a termini, diventati “acasuali”, estendendo così il precariato a tutti i lavoratori, giovani e anziani, che troveranno o cambieranno lavoro. Non c’è più distinzione tra primo contratto a termine e contratti successivi tra le stesse parti, non si richiede più nessuna causale obiettiva, né per il contratto né per le proroghe e i rinnovi, come accadrà per i contratti di somministrazione, che diventano dei contratti a termine indiretti. L’unico limite è quello di non oltrepassare i 36 mesi di utilizzo a termine dello stesso lavoratore, per non fare scattare una trasformazione a tempo indeterminato: un limite che già esisteva e che nel concreto si ritorce contro il lavoratore stesso, essendo i datori di lavoro molto attenti a non superare questa soglia. Un altro limite è quello del tetto del 20% per i lavoratori che un’azienda può assumere con contratti a tempo determinato. Si alza il tetto previsto dai contratti collettivi di lavoro (10-15%) che per altro non ha mai funzionato visto che le aziende ed i centri per l’impiego tengono riservati e non accessibili i dati numerici relativi. Le disposizioni del decreto legge sono in evi­dente con­tra­sto con la nor­ma­tiva euro­pea sui con­tratti a ter­mine (diret­tiva 1999/70/CE), la quale fu rece­pita proprio con il decreto legge n. 368/2001 che ora que­sto decreto ha stra­volto e deva­stato. La diret­tiva euro­pea richiede infatti “ragioni obiet­tive” per la sti­pula di un con­tratto a ter­mine o almeno per le sue pro­ro­ghe o rin­novi, ed impe­di­sce, con una “clau­sola di non regresso”, pegg­io­ra­menti della disci­plina di rece­zione della stessa diret­tiva. Quindi è pro­prio il decreto legge n. 368/2001 con cui emergono evidenti motivi di incostituzionalità per violazione innanzitutto degli articoli 2 e 4 della Costituzione, che tutelano i diritti fondamentali dei lavoratori e anche per l’irragionevolezza che questo decreto introduce nel sistema dei rapporti di lavoro. Il contratto a tempo indeterminato viene proclamato forma comune di rapporto di lavoro dalle premesse dello stesso decreto legge n.368 del 2001 che resta, ma poi al contrario, viene incentivato con la cancellazione della causalità proprio il contratto a termine, conflitto che creerebbe un contenzioso giudiziario enorme. Ma le contraddizioni non sono finite qui: nel consiglio dei ministri del 12 marzo sono stati approvati due provvedimenti che configgono fra loro: da un lato una proposta di legge delega (job act) che vede un contratto a tutele crescienti, poi questo decreto legge che nei fatti stabilisce periodi di prova lunghissimi, con cui è possibile assumere per otto volte nell’arco di tre anni un lavoratore con un contratto a tempo determinato di quattro, cinque mesi. Di fatto si introduce un periodo di prova di tre anni (che fra l’altro esiste già nei contratti a tempo indeterminato) a cui si sommerebbero, semmai arrivasse in porto anche l’altro provvedimento che prevede un contratto unico a tutele crescenti, altri tre anni. Cioè un periodo di prova di sei anni in un paese in cui i contratti di lavoro ne durano in media quindici.
È intervenuto Giorgio Airaudo.

Question time
Il question time questa settimana è stato fatto da Titti Di Salvo su “Iniziative in materia di riforma del mercato del lavoro”.

Iniziative per un efficace utilizzo degli strumenti finanziari messi a disposizione dalla Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa e per favorire l’integrazione tra tali risorse e quelle dell’Unione europea
Le istituzioni europee e gli strumenti collegati se conosciuti possono essere un’opportunità per un’Europa più democratica e più giusta nella distribuzione delle risorse e delle possibilità. La Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa che opera da 58 anni in Europa ne è un esempio. Questa istituzione poco nota si occupa con finanziamenti privati e sotto forma di prestiti di settori che sarebbero fondamentali per aggredire quella distanza sempre più grande tra diritti formalmente riconosciuti e diritti effettivi e acquisiti in Europa e nel nostro paese. Nella nostra mozione chiediamo al governo di attivarsi per promuovere conoscenze e fornire assistenza per tutti quei soggetti che potrebbero essere destinatari dei finanziamenti della Banca per progetti.
In discussione generale e dichiarazione di voto è intervenuta Annalisa Pannarale.

Scostamento dai parametri europei in materia di deficit pubblico
Con questa mozione chiediamo uno scostamento dal 3% del rapporto deficit Pil per gli investimenti per l’istruzione, l’innovazione, la sanità e il welfare. Uno scostamento che nel medio periodo non produce debito ma crescita, sviluppo e nuove entrate. Proponiamo che l’Italia, in sede europea, si faccia promotrice di una politica monetaria più aggressiva della BCE, rispetto sia al dollaro che al rilancio della spesa per gli investimenti. E’ ormai evidente il fallimento delle politiche di austerità adottate in questi anni in Europa: teorizzando che la causa della crisi fosse il debito pubblico e non i mercati finanziari che nel 2007 l’hanno originata, si sono imposti vincoli per la contrazione della spesa pubblica, come il pareggio di bilancio, il fiscal compact, il vincolo del 3% fra deficit e Pil. In sei anni il debito è aumentato di 30 punti in Europa e di 15 in Italia negli ultimi tre anni insieme al numero di disoccupati, ormai 27 milioni, e hanno causato il crollo del Pil dappertutto e in Italia del 9% rispetto al 2007. Per questo crediamo necessario un piano organico e finalizzato all’emissione di eurobond per un green New deal Europeo e per il lavoro. Per il prossimo semestre di Presidenza italiana proponiamo una revisione radicale dei trattati che regolano il patto di stabilità e di crescita, un aumento sensibile del bilancio europei, anche con strumenti di fiscalità comunitaria, e un accrescimento della parte del bilancio europeo destinato alle politiche di coesione, sviluppo e di crescita.
In discussione generale e dichiarazione di voto è intervenuto Giulio Marcon.

Iniziative per promuovere la parità di genere nel settore dello sport
Questa mozione si inserisce all’interno dello strumento della Carta europea dei diritti delle donne nello sport, redatta nel 1985, ancora attualissima soprattutto perché inascoltata. Le discriminazioni che subiscono le donne all’interno del mondo sportivo sono molte e stanno spesso alla base della disparità numerica fra uomini e donne presente in questo settore. Prima di tutto l’assenza di politiche per la conciliazione con la maternità, l’assenza delle donne dagli organi direttivi e decisionali, la strumentalizzazione dell’immagine femminile, nonché anche la persistenza di stereotipi di genere e la discriminazione contro le persone a causa del proprio orientamento sessuale. Per questo abbiamo chiesto che il governo si impegni a dare valore alla pratica dello sport da parte delle donne, promuovendo e garantendo la rappresentanza di genere negli organismi dirigenziali e decisionali delle organizzazioni sportive e di adottare una campagna per la promozione e l’adozione della Carta europea dei diritti delle donne nello sport.
In discussione generale è intervenuta Celeste Costantino. La dichiarazione di voto è stata fatta da Serena Pellegrino.

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