1-4 aprile, nota sui lavori parlamentari

Parlamento

Titti Di Salvo, vicecapogruppo alla Camera, ci racconta il lavoro di SEL in Aula tra il 1° e il 4 aprile.

Premessa. La settimana è stata caratterizzata dalla discussione politica che si è aperta alla presentazione del dl del Governo sulle riforme costituzionali (trasformazione del Senato e modifiche al Titolo V della Costituzione): nei partiti, nella maggioranza, negli organi di stampa.

Colpisce il tratto che accomuna le proposte del governo dal suo insediamento: la velocità dell’azione ha la precedenza sui contenuti e sulla riflessione di ciò che serve al paese. Per dimostrare la discontinuità del Governo Renzi con il passato, per acquisire legittimità, per riempire di messaggi di cambiamento la campagna elettorale per le Europee. A questa stessa logica risponde la ricerca del rapporto diretto tra Presidente del Consiglio con i cittadini (basti pensare alla presenza televisiva costante censita in un articolo sulla Stampa di venerdì 4 aprile) saltando la rappresentanza sociale e anche politica.

Così può succedere che la riforma costituzionale parta dall’assunto che occorre ridurre i costi prima ancora di stabilire le sue funzioni, così il superamento delle Province (in realtà più annunciato che reale) viene presentato con il biglietto da visita del “ritorno al lavoro” di 3000 persone che “vivevano di politica”. Ed è da sottolineare come il Movimento 5 Stelle oggi, dopo l’esordio dell’”apertura del parlamento con l’apriscatole”, scriva – attraverso il vicepresidente del Senato Di Maio al Corriere della Sera – che bisogna distinguere costi della politica e costi della democrazia, scelga Renzi come il vero competitore nelle elezioni europee e si metta al suo inseguimento. In Aula lo stesso meccanismo lo si ritrova nell’alzata dei toni del M5s contro il sindacato, in una gara su chi ne dice di peggiori sull’argomento.

In questo contesto e mentre Forza Italia annaspa alla vigilia del 10 aprile – giorno in cui scatteranno per Berlusconi i servizi sociali o gli arresti domiciliari – con conseguenze ancora imprevedibili anche sulla tenuta del patto sulle riforme (e sul governo) in Aula si è discusso di (in terza lettura):

  • Pene detentive non carcerarie;
  • Province;
  • Voto di scambio politico mafioso

Proposta di legge: Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie
Da mesi discutiamo di questo provvedimento che punta a migliorare la condizione disastrosa delle carceri italiane per cui la Corte Europea ci ha condannati. A seguito delle modifiche approvate dal Senato, il provvedimento interviene sul complessivo sistema sanzionatorio, in particolare prevedendo due deleghe al Governo: una sulla disciplina delle pene detentive non carcerarie, la depenalizzazione di un’ampia categoria di reati, l’altra per graduare le pene. Rimane inalterata la disciplina della sospensione del procedimento con l’istituto della messa alla prova (che già agisce per i reati commessi dai minori –vedi Nota specifica precedente) e la sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili. Avevamo proposto un emendamento che eliminasse definitivamente l’odioso reato di clandestinità, che però è stato bocciato. Viene comunque fatto un importante passo avanti da questo punto di vista e cioè è stata data delega al governo per trasformare il così detto reato di clandestinità in un illecito amministrativo (ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato).
La dichiarazione di voto è stata fatta da Daniele Farina.

Disegno di legge: Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni
Abbiamo dato parere contrario a questo provvedimento. Poco, nel concreto, è arrivato in Aula dei tanti proclami fatti a mezzo stampa dal Presidente del Consiglio. Ovviamente non sono state eliminate le province – per farlo è necessaria una legge di rango costituzionale. Le province sono state trasformate in parte in città metropolitane e in enti di secondo livello. In sostanza sono state “sdemocratizzate” nel senso che gli amministratori non verranno più eletti dai cittadini, ma nominati attraverso il voto di sindaci e consiglieri comunali. Niente più controllo democratico e niente più giudizio dei cittadini a fine mandato.

Molti sono i profili di incostituzionalità (motivo per cui abbiamo dato parere favorevole alla pregiudiziale presentata da Lega Nord, M5S e FI), che creeranno contenziosi tra enti territoriali e Governo centrale dall’esito imprevedibile e dai costi economici di difficile quantificazione. Siamo riusciti comunque a far approvare alcuni emendamenti che hanno migliorato il testo come ad esempio: la norma che impedisce il doppio stipendio per i subcommissari delle province e quella che inserisce i requisiti di onorabilità e le incompatibilità per i commissari, mettendo fine ai commissari politici. Fondamentale è stata anche la nostra battaglia per ricomprendere nelle competenze delle province tutte quelle fin ora svolte da enti, società, ATO e consorzi, con il contestuale scioglimento di tutti questi organismi; e per l’approvazione di un emendamento, avvenuta al Senato, che riporta in capo alle province la competenza sull’edilizia scolastica. Abbiamo così modificato un testo che confondeva la competenza tra comuni e province, rischiando di peggiorare il già fatiscente patrimonio edilizio scolastico.

In discussione generale sono intervenuti Kronbichler Florian, Stefano Quaranta e Fabio Lavagno. La pregiudiziale di costituzionalità e la dichiarazione di voto finale è stata fatta da Nazzareno Pilozzi.

Proposta di legge: Modifica dell’articolo 416-ter del codice penale, in materia di scambio elettorale politico-mafioso
È stata approvata alla Camera, e quindi rimandata al Senato per la quarta lettura, la modifica dell’articolo 416-ter del codice penale che allarga la fattispecie di reato di scambio politico mafioso: oltre lo scambio tra danaro e voto si definisce come reato lo scambio tra voto e “qualunque utilità”. In questo modo si colpisce quella zona grigia di interessi e connivenza fra mafia e politica. Una modifica chiesta a gran voce dalle associazioni antimafia e che da anni doveva essere approvata. Il testo è stato modificato ancora una volta poiché è stata eliminata la punibilità per la “messa a disposizione” del politico nei confronti del mafioso introdotta al Senato perché la sua totale indeterminazione lasciava troppa discrezionalità nella identificazione del reato. La dichiarazione di voto è stata fatta da Claudio Fava.

Question Time
Il question time questa settimana è stato fatto da Gianni Melilla su”Iniziative relative alla bonifica del sito industriale di Bussi in provincia di Pescara e chiarimenti in merito allo stato degli interventi eseguiti e dei progetti di reindustrializzazione”.

Commissione Lavoro
Sono proseguite le audizioni sul decreto Poletti

Altro
Infine nella settimana è iniziata la discussione generale su una Mozione sul dissesto idrogeologico e sul Protocollo sulle preoccupazioni del popolo irlandese sul Trattato di Lisbona, di cui come tradizione daremo conto nella settimana in cui verranno definitivamente approvati. Su entrambi è intervenuto Franco Bordo.

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