7-11 aprile, nota sui lavori parlamentari

Parlamento

Titti Di Salvo, vicecapogruppo alla Camera, ci racconta il lavoro di SEL in Aula tra il 7 e l’11 aprile.

Premessa. La settimana è stata caratterizzata dalla discussione sul DEF che approderà per il voto alla Camera la settimana prossima, oltre che dall’attesa della fatidica data per Berlusconi del 10 aprile, quindi della definizione ultima della modalità con la quale scontare la pena prevista per i reati fiscali (mentre Forza Italia affonda nei sondaggi). Sul primo punto (DEF), agli annunci del Presidente del Consiglio corrisponde una realtà distante e ancora tutta da indagare – per esempio solo la prossima settimana ci sarà il decreto che definisce modalità e platea della destinazione della riduzione dell’Irpef (gli 80 euro) e dell’Irap – . Venendo poi alle riforme annunciate nel Piano collegato al Def, quella del lavoro mette insieme, come già dicevamo, il passo veloce della nuova precarietà dei contratti a termine e dell’apprendistato con il passo lento del disegno di legge sul lavoro nel quale all’obiettivo annunciato del riordino del mercato del lavoro non corrisponde il primo atto necessario a quel fine e cioè la cancellazione delle 45 forme attuali di avvio al lavoro. Quello che c’è nel Def ci fa dire che la rinuncia ad affrontare il tema vero, quello del reperimento delle risorse attraverso la patrimoniale e un fisco maggiormente progressivo, per finanziare il piano per il lavoro che servirebbe e per ridurre le tasse all’intera platea dei pensionati e delle partita Iva, equivale alla rinuncia del Governo Renzi alla discontinuità nelle scelte economiche. Inoltre la spending review continua minacciosamente a evocare tagli alla sanità e al pubblico impiego, a cui il contratto viene bloccato di nuovo fino al 2020, e il tetto per i top manager della pubblica amministrazione vantato dal Governo si presenta come una giusta misura (in itinere dal Governo Prodi, poi rinnovata da Monti) che va però allargata senza rinunciare alla sua estensione alla partecipate del tesoro (Eni, Fin, meccanica, ecc). L ’11 aprile abbiamo parlato dell’argomento con istituzioni, imprese, federconsumatori, organizzazioni sindacali, Banca Etica in una riuscita iniziativa di presentazione della nostra proposta di legge sui top manager. Alleghiamo il video della relazione introduttiva di Titti Di Salvo e quello dell’intero convegno e presto verranno forniti gli atti.

Nel corso della settimana la Camera ha esaminato

  •  la proposta di legge di modifica delle norme per le elezioni europee;
  • il decreto Salva Roma.

Norme per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia, in materia di garanzie per la rappresentanza di genere, e relative disposizioni transitorie inerenti alle elezioni da svolgere nell’anno 2014
Nonostante in molti dentro e fuori l’Aula del Parlamento ribadiscano l’importanza e la necessità di costruire l’Europa dei popoli e non delle elites, davanti alla possibilità di modificare la legge elettorale europea in questa direzione si è scelta un’altra strada. Eppure, alla deriva anti-europeista dei movimenti populisti venati di razzismo e xenofobia occorre rispondere cambiando le politiche dell’austerità, creando l’Europa politica e migliorando la qualità della democrazia europea. Per questo c’è sembrato insensato e nocivo approvare una legge che non contiene la modifica delle soglie di sbarramento per accedere al Parlamento europeo in cui peraltro non esiste strutturalmente il problema della governabilità perché non si deve formare un governo europeo. Così come particolarmente insensato ci è sembrato il limite di firme previsto per l’ammissibilità delle liste alla tornata elettorale: 150 mila di cui 3000 in ogni regione, indipendente dalle dimensioni di quella regione. La lista Tsipras ha raccolto e superato le firme necessarie, ma a maggior ragione e con maggiore serenità abbiamo argomentato in Aula l’insensatezza di quella procedura. Per la verità la legge approvata alla Camera nasce con l’intenzione di introdurre “garanzie per la rappresentanza di genere” come dice il suo titolo. Ma anche da questo punto di vista l’esito è stato deludente: invece di proseguire sulla strada – intrapresa negli enti locali – della doppia preferenza di genere, che assicura l’elezione del 50% di uomini e 50% di donne, si è optato per rimandare al 2019 la cancellazione della seconda e terza preferenza nel caso in cui delle tre preferenze esprimibili almeno 1 non fosse di sesso diverso rispetto alle altre. E soprattutto nella fase transitoria e quindi per le elezioni del 25 maggio del 2014 nel caso in cui le preferenze espresse fossero tutte dello stesso sesso verrebbe annullata solo la terza preferenza delineando così la possibilità concreta di una espressione di voto solo per persone dello stesso sesso. L’esito deludente è il frutto di un compromesso nella maggioranza altrettanto deludente. Ma al di la delle valutazioni che ci hanno portato a votare contro, vale la pena di riflettere su quello che è successo. Come già avvenuto nella discussione sulla legge elettorale, una persistente misoginia ha venato gli interventi al Senato e alla Camera. Sarebbe sbagliato non rilevare che, in aggiunta alla resistenza trasversale di parlamentari che vivono la democrazia paritaria come minaccia alla possibilità di essere eletti e alla misoginia, c’è qualcosa di più profondo che va indagato per essere contrastato, prima fra tutte la confusione tra “quote rosa” e democrazia paritaria come qualità della democrazia. Naturalmente che la discussione stessa si faccia, che il Pd alle europee proponga tutte donne capolista, sono segni di un cambiamento per quanto strumentalmente agitati. In discussione generale sono intervenuti Florian Klonblikler e Nazzareno Pilozzi. La dichiarazione di voto è stata fatta da Nazzareno Pilozzi.

Disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche
Sul cosiddetto “Salva Roma” abbiamo dato voto favorevole perché d’accordo nel merito, ma abbiamo ovviamente votato contro la fiducia posta dal governo per superare i 400 emendamenti presentati soprattutto dalla Lega. Il decreto (il terzo, i primi due sono stati ritirati) nasce dall’esigenza di risolvere alcune situazioni territoriali disastrose, nel caso della città di Roma capitale causate da una precedente amministrazione che ha utilizzato in maniera sbagliata e poco trasparente le risorse della città che oggettivamente deve sostenere oneri molto superiori rispetto a qualunque altra città d’Italia. Molte delle emergenze affrontate dal decreto poi sono causate dai continui tagli operati dal governo centrale agli enti locali per far cassa e dal vincolo del patto di stabilità interno che blocca l’utilizzo delle risorse che i comuni hanno a disposizione.

Fra le misure positive contenute quella sulla Tasi: viene recepito l’accordo con l’Anci e viene introdotta la possibilità per i Comuni di alzare l’aliquota massima di un ulteriore 0,8 per mille, a patto che la cifra incassata sia sostanzialmente utilizzata per finanziare detrazioni. Sulla Tari, nella prima stesura era prevista la totale esenzione dal pagamento per i rifiuti speciali assimilati, direttamente smaltiti dalle aziende: ciò avrebbe potuto comportare che l’eventuale gettito ricadesse sulle famiglie, invece sarà possibile un riequilibrio del carico fiscale. In ultimo l’approvazione di un emendamento presentato da Sel e Pd che sposta da 90 a 120 il termine entro il quale Roma Capitale è tenuta a trasmettere ai Ministeri e alle Camere, un rapporto che evidenzi le cause della formazione del disavanzo di bilancio di parte corrente negli anni precedenti, nonché l’entità e la natura della massa debitoria da trasferire alla gestione commissariale. In questo modo si potrà far piena luce sul passato e si eviterà un piano massiccio di privatizzazioni. Il decreto interviene anche sui servizi nelle istituzioni scolastiche, spostando di un mese, fino al 31 marzo il mantenimento dei livelli occupazionali e salariali di queste lavoratrici e lavoratori.

In discussione generale è intervenuto Sergio Boccadutri. La dichiarazione di voto sulla fiducia è stata fatta da Giulio Marco. La dichiarazione di voto è stata fatta da Giovanni Paglia.

Question Time
Il question time questa settimana è stato fatto da Luigi Laquaniti su “Chiarimenti ed iniziative in merito ad attività di sorveglianza e controllo sui prezzi al consumo dei carburanti per autotrazione”.

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