12-20 maggio, nota sui lavori parlamentari

Parlamento

Titti Di Salvo, vicecapogruppo alla Camera, ci racconta il lavoro di SEL in Aula tra il 12 e il 20 maggio.

Premessa. Per l’ennesima volta segnaliamo che nella settimana la discussione nelle aule del parlamento è stata totalmente condizionata e distorta dalla campagna elettorale.

Sul Decreto lavoro (di cui riferiamo più in dettaglio più avanti) SEL ha scelto la via dell’ostruzionismo parlamentare:

  • con atti simbolici di rappresentazione di dissenso (la maschera bianca degli invisibili indossata dopo la nostra dichiarazione di voto contro la fiducia al governo per dare corpo alla cancellazione della condizione di precarietà di una intera generazione);
  • con l’ostruzionismo nella fase di discussione degli ordini del giorno;
  • con l’ostruzionismo nella fase delle dichiarazioni di voto finali.

Abbiamo provato cioè a far decadere il decreto, in scadenza il 19 maggio, convinti della grande negatività dei suoi contenuti. Se anche il M5stelle l’avesse fatto era possibile riuscirci. Invece, al contrario, siamo stati oggetto di un aggressione violenta pentastellata che ha sostenuto che il nostro ostruzionismo era motivato dalla volontà di ritardare il voto dell’Aula sull’autorizzazione all’arresto del deputato Genovese. La realtà è al contrario molto semplice: il voto sull’arresto era già stato inserito nel calendario dei lavori della Camera e certa era la sua discussione. Affrontarla qualche ora prima o dopo non avrebbe cambiato il risultato come si è dimostrato. Un offensiva ostruzionista contro il Decreto lavoro avrebbe invece fatto la differenza rispetto alla sua conversione in legge.

È importante sottolineare l’umore giustizialista alla ricerca dello scalpo da mostrare in campagna elettorale che ha attraversato la Camera trasformata nelle intenzioni del Movimento 5 Stelle in tribunale. Non abbiamo avuto incertezze nel votare a favore dell’arresto di Genovese per affermare il principio dell’eguaglianza dei cittadini secondo il quale non è possibile garantire ai parlamentari ciò che non è garantito ad altri. Ma è bene mantenere la guardia vigile sullo Stato di diritto, sul ruolo del Parlamento che non è il luogo dei processi, sulla negatività della custodia cautelare prima dei processi, per tutti.

La settimana si è conclusa nel clima avvelenato e confuso di cui riferiamo ormai dall’inizio della campagna elettorale con l’ennesimo pasticcio sul decreto sull’emergenza casa rimandato infine ai prossimi giorni mentre i dati economici continuano a mostrare le difficoltà del Paese e di tutta l euro zona (Germania a parte): una prova in più delle conseguenze negative dell’austerity

Conclusivamente gli argomenti affrontati sono stati:

  • Decreto lavoro;
  • mozione Mare Nostrum; 
  • autorizzazione all’arresto di Francantonio Genovese;
  • misure urgenti per l’emergenza abitativa.

Decreto Lavoro
Dopo la terza fiducia posta dal governo, il Decreto lavoro del Governo Renzi è diventato legge, nonostante l’ostruzionismo del gruppo di Sinistra Ecologia Libertà. Ancora una volta vengono modificate le regole del mercato del lavoro: l’obiettivo è quello di rendere più facile il ricorso ai contratti a termine e ridurre tutele e formazione nei contratti di apprendistato. Vediamo alcuni aspetti del decreto e i risultati ottenuti da SEL.

Si eliminano le causali per accendere un contratto a termine. In precedenza l’assenza di causali era possibile solo per i primi 12 mesi. Retromarcia è stato fatto sull’obbligo di assunzione per chi non rispetta il tetto del 20% di contratti a termine sull’organico a tempo indeterminato dell’azienda: se sforano la soglia i datori di lavoro dovranno pagare una multa tra il 20% e il 50% della retribuzione del lavoratore. Soglia che non vorrà per gli enti di ricerca così come la durata massima di 36 mesi.
Del diritto di precedenza per la stabilizzazione dei precari potranno godere quelli che hanno un contratto a termine superiore ai sei mesi nella stessa azienda e il lavoratore stagionale. Alle lavoratrici si riconoscerà il congedo di maternità.
Per quanto riguarda la quota di apprendisti che devono essere stabilizzati varrà per le imprese con oltre 50 dipendenti e si prevedono specifiche modalità per cui l’utilizzo del contratto di apprendistato verrà utilizzato anche per attività stagionali
Torna l’obbligo di formazione pubblica che il decreto del Governo aveva cancellato anche se in forma più leggera: la Regione ha 45 giorni di tempo per comunicare all’azienda le modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica.

Gli odg ottenuti da SEL con l’ostuzionismo parlamentare impegnano il governo a:

  • innalzare a 65.000euro annui i limiti di reddito per i quali i soggetti possono richiedere di aderire al regime fiscale c.d. dei minimi e un secondo nel quale si impegna il governo ad agire contro le finte partite Iva e per fornire maggiori garanzie a quelle vere;
  • ripristinare dell’iter della legge contro le dimissioni in bianco che, arrivata in Aula per nostra volontà in quota opposizione, era stata inserita al Senato per volere del senatore Sacconi nel binario morto della Legge Delega.;
  • finanziare adeguatamente e in tempi brevi la cassa integrazione in deroga per il pregresso 2013 e per tutto il 2014;
  • facilitare l’utilizzo dei contratti di solidarietà e finanziarli;
  • attraverso un piano pluriennale favorire l’occupazione femminile e in particolare il reinserimento post parto e per la creazione di nuovi asili nido.

Il nostro parere sul decreto è fortemente negativo per diverse ragioni. Prima fra tutte perché è l’ennesimo intervento sulle regole del mercato del lavoro. Sappiamo bene che rendere i contratti a tempo determinato di più facile applicazione per le aziende non vuol dire incentivare le aziende ad assumere o dare una spinta all’occupazione, come è già successo con la riforma Fornero e ha creato un solo posto di lavoro in più, anzi molti di meno. Per uscire dalla crisi e rimettere in moto l’occupazione serve mettere a disposizione delle aziende saperi e innovazione, non precarietà, e servono investimenti pubblici, ad esempio per prendersi cura del Paese (messa in sicurezza del territorio e del patrimonio artistico). Nonostante l’OCSE stessa ci dica che la precarietà abbassa la produttività delle imprese, invece di, ad esempio, cambiare la legge Fornero e l’età pensionabile (cosa che comporterebbe uno schizzo dell’occupazione), si è preferito fare un decreto d’urgenza e quindi immediatamente valido per rendere il contratto a tempo determinato la forma tipica di contratto e per togliere la causale. Insomma si è voluto dire ai ragazzi e alle ragazze che la loro condizione naturale è quella di essere e rimanere precari. Tutto questo in forte contraddizione con l’Europa che dice esattamente il contrario in varie normative e nella Carta di Nizza, motivo per qui abbiamo deciso di presentare un ricorso alla Commissione Europea, in vista di un’ennesima futura procedura di infrazione. Dal 2001 la classe imprenditoriale più retriva cerca di portare a casa questo risultato. Oggi, dopo 13 anni, un presidente del consiglio che è anche segretario del Pd, accoglie le loro istanze, cancellando il punto di vista del lavoro e dei lavoratori. Insensata è anche la modalità con cui questo decreto è stato approvato: che senso ha fare un decreto d’urgenza su questa materia se dall’altro lato, con il passo lento della legge delega al Senato si vuole riordinare l’intero mercato del lavoro? Perché non procedere direttamente alla semplificazione di quest’ultimo eliminando le 46 forme contrattuali esistenti?

In discussione generale è intervenuto Arcangelo Sannicandro. In dichiarazioni di voto sulla fiducia è intervenuta Titti Di Salvo. Sono intervenuti nelle dichiarazioni di voto finali Annalisa Pannarale, Giulio Marcon, Franco Bordo, Serena Pellegrino, Antonio Placido, Ciccio Ferrara, Marisa Nicchi, Giorgio Airaudo, Titti Di Salvo, Celeste Costantino, Gianni Melilla, Arturo Scotto, Arcangelo Sannicandro.

Domanda di autorizzazione ad eseguire la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del deputato Genovese
Abbiamo votato a favore della proposta del relatore per l’autorizzazione a procedere all’arresto del deputato Genovese richiesta dal giudice per le indagini preliminari di Messina. Le ipotesi di reato sono importanti: truffa aggravata, peculato, riciclaggio e altro nell’ambito della formazione professionale siciliana e quindi della politica siciliana. Noi però pensiamo che non possa toccare solo alla magistratura la funzione di anticipo, che la politica non possa essere spettatrice, interessata da continui scandali, facendo diventare il parlamento un’aula di tribunale. Siamo convinti ci fossero tutte le condizioni, tutte le avvisaglie già al momento della formazione delle liste per non arrivare a questo punto e quindi per riuscire a far si che la politica moralizzi se stessa. Inoltre pensiamo il fatto che in Giunta per le autorizzazioni siano stati introdotti da una forza politica (M5s) degli atti processuali che non erano acquisiti dalla giunta stessa ci sembra un atto gravissimo, su cui dovrebbe indagare la procura di Roma.
È intervenuto Daniele Farina.

Mozione Mare Nostum
L’operazione Mare Nostrum nasce dopo la tragedia del 3 maggio che ha sconvolto l’Italia e l’Europa e le cui terribili immagini ancora oggi sono sotto gli occhi di tutti. Nasce dunque come risposta emergenziale ad un problema strutturale. Proprio per questo non previene del tutto i rischi del viaggio in mare dalla Libria e non previene il fatto che i migranti arrivino in Libia, Paese non firmatario della convenzione di Ginevra in cui fonti giornalistiche danno notizia di violazioni collettive dei diritti umani dei profughi. Nella nostra mozione che è stata approvata chiediamo la sospensione dell’applicazione dell’accordo di Dublino III che impone che i migranti siano presi in carico dai paesi di primo accesso, di operare in europa per il riconoscimento di libera circolazione in tutta la comunità europea dei rifugiati e per il superamento dell’agenzia Frontex perché riveda i suoi scopi e si occupi di salvataggio e soccorso anzichè di difesa dei confini, che nessuno fra l’altro sta attaccando. Inoltre chiediamo di agire per aprire dei canali di “accesso protetto” alla richiesta d’asilo direttamente nei paesi di transito come l’Egitto in modo che il migrante non debba recarsi in Libia e con il riconoscimento dello status possa raggiungere in sicurezza l’unione europea. Abbiamo chiesto di intervenire sul sistema di accoglienza al collasso, con particolare riguardo al necessario svuotamento dei centri di prima accoglienza così detti formali che sorgono sulla base di indicazione dei prefetti e di intervenire in particolar modo sulla situazione dei minori non accompagnati.
È intervenuto Erasmo Palazzotto.

Question time
Il question time questa settimana è stato fatto da Giorgio Airaudo su “Elementi ed iniziative di competenza in merito al recente piano industriale del gruppo Fiat-Chrysler”.

Misure urgenti per l’emergenza abitativa
Abbiamo votato contro questo provvedimento che, nonostante il titolo, ha affrontato in modo molto parziale l’emergenza abitativa del Paese la cui gravità è resa evidente da numeri molto significativi. In Italia 2,5 milioni di famiglie pagano un canone che è superiore al 40% del proprio reddito e 4 milioni e 500 mila persone si trovano in forte disagio abitativo, nonostante il paradosso di circa 3 milioni di case vuote. A ciò occorre aggiungere che alla sovrabbondanza di alloggi non corrisponde una significativa discesa dei loro prezzi di mercato. Molto dipende dal difficile accesso al credito che la crisi ha esasperato. Il decreto quindi contiene alcuni aspetti positivi anche se timidi e non all’altezza dei problemi reali e delle emergenze aperte sulla casa. Prova a inserire misure per far incontrare domanda e offerta ma lo fa cercando di rendere i proprietari più sicuri di poter disporre dei propri immobili, non considerando che questo potrà aumentare la disponibilità delle case in affitto ma non produrrà automaticamente una discesa dei prezzi. La riduzione della cedolare secca per gli affitti a canone concordato ad esempio rischia di agire solo per l’emersione del nero. Senza una revisione degli accordi comunali sul canone concordato il rischio è che a un investimento tanto impegnativo per le casse dello Stato non corrisponda una diminuzione dei canoni di affitto. L’Italia si attesta tra le ultime posizioni a livello di edilizia residenziale pubblica in Europa (4% rispetto ad una media europea del 20). E’ chiaro dunque che senza un investimento straordinario in edilizia residenziale pubblica non risolveremo il drammatico bisogno abitativo delle famiglie monoreddito, dei lavoratori precari, delle famiglie monogenitoriali, di giovani, anziani, di quelle fasce di popolazione per cui la disponibilità di un alloggio fa la differenza fra la possibilità di una vita dignitosa e la povertà estrema. All’interno del decreto è stata inserita la così detta norma anti-occupazioni, con cui si prevede (senza alcuna distinzione per il tipo di occupazione) il divieto di concessione e di residenza e ai servizi essenziali a chi occupa, coinvolgendo anche ad esempio gli inquilini sotto sfratto. Una norma terribile che nega il diritto alla residenza, che viene spacciata come misura di contenimento alle occupazioni ma che in realtà renderà ancora più disperata la vita dei disperati, perché senza residenza viene meno l’esercizio di diritti fondamentali come l’iscrizione a scuola dei bambini.
La dichiarazione di voto sul voto di fiducia è stata fatta da Ileana Piazzoni. La dichiarazione di voto finale è stata fatta da Martina Nardi.

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