19 febbraio, “Per una buona scuola. Davvero!”

scuola 19 feb

PER UNA BUONA SCUOLA.
DAVVERO!

Giovedì 19 febbraio, ore 20,30
BERGAMO, Aula Magna Liceo “Lorenzo Mascheroni”

Introduce Clementina GABANELLI, docente
Coordina Davide AGAZZI, giornalista BergamoNews

Intervengono
Mimmo PANTALEO, Segretario generale Flc-Cgil
Mariateresa DI RISO, Docente – Responsabile nazionale Scuola SEL
Luca REDOLFI, Coordinatore provinciale Unione degli studenti
Diana DE MARCHI, Docente – Segreteria regionale PD

LA BUONA SCUOLA: UNA FRECCIA SENZA BERSAGLIO

La scuola italiana ha accumulato nel tempo problemi tradizionali come lo stato degli edifici, l’affollamento delle classi, l’inadeguatezza delle attrezzature. A questi si sono aggiunti ritardi nel rispondere alle nuove sfide della società contemporanea che riguardano l’acquisizione di opportune competenze linguistiche, scientifiche, multiculturali; l’utilizzo di nuove metodologie didattiche che sviluppino nei ragazzi la curiosità verso la realtà sociale immediata e il mondo; la capacità di coniugare sapere e saper fare per formare cittadini dotati di pensiero critico.
Per dare risposte adeguate occorre dotare l’Italia di una “Buona scuola”.
Il piano scuola del Governo, al di là di alcune buone intenzioni, pur in esso presenti, non è una risposta per noi soddisfacente.
Il piano è presentato in modo suggestivo con una terminologia rassicurante, presenta anche proposte pienamente condivisibili, quali la creazione di un organico funzionale, la reintroduzione del tempo pieno nella scuola primaria, lo sfoltimento delle pratiche burocratiche, il rilancio dell’autonomia scolastica come opportunità di riqualificazione dell’offerta formativa.
Ma poi, proseguendo la lettura, appare subito uno specchietto per allodole mascherato dalla fascinazione del linguaggio.
Quello che il Governo non può pensare di fare è modificare lo stato giuridico degli insegnanti e i diritti e i doveri del personale della scuola al di fuori del contratto collettivo di lavoro e senza alcun confronto con il sindacato. A questo si aggiungono altri punti dolenti.

  • Nessun accenno all’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, omissione assai grave, tenuto conto che tra gli obiettivi prioritari di Europa 2020 vi sono la riduzione del tasso di abbandono scolastico e l’aumento dei livelli d’istruzione.
  • L’intervento delle imprese nella scuola attraverso finanziamenti privati e la trasformazione delle scuole in fondazioni o enti con autonomia privata porta lo Stato a una rinuncia a garantire il diritto sociale all’istruzione a un livello paritario di prestazioni su tutto il territorio. Ciò è assolutamente contrario alla Costituzione poiché dà al finanziamento privato il diritto di essere sostitutivo o complementare al finanziamento pubblico.
  • L’alternanza scuola-lavoro, per raccordare scopi e metodi della scuola con il mondo del lavoro, intesa come “Formazione congiunta”, prevedendo incentivi economici alle imprese che riceverebbero la certificazione di struttura accreditata per l’alternanza, appare una grave subordinazione della formazione scolastica alle esigenze dell’impresa e la riproduzione di un’offerta formativa solo come risposta alla domanda produttiva.
  • L’assenza di un piano di investimenti per la riqualificazione della formazione scolastica e per ridare dignità e riconoscimento sociale al ruolo e alla funzione degli insegnanti rende poco credibile il Piano scuola del Governo. Le riforme non si possono fare a costo zero con le partite di giro e la finanza creativa.
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