Caso Monella, il comunicato di SEL Bergamo

Federazione Bergamo

Lunedì 9 febbraio è stato presentato dalla Lega Nord e respinta dal Consiglio Comunale di Bergamo l’ordine del giorno per sostenere la richiesta di grazia al Presidente della Repubblica in favore dell’imprenditore bergamasco Antonio Monella condannato, con rito abbreviato, in primo grado dal Tribunale di Bergamo alla pena di otto anni di reclusione, ridotta a sei anni e due mesi di reclusione in data 29.06.2012 dalla Corte di Appello di Brescia, poi confermata dalla Corte di Cassazione in data 25.02.2014 per omicidio volontario di un ragazzo di nazionalità Albanese, Ervis Hoxha, ucciso dal Monella, il quale, nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2006, sentendo rumori mentre dormiva, resosi conto che qualcuno si era introdotto nella propria abitazione, imbracciato il fucile, sparava dal suo balcone contro Ervis Hoxha mentre quest’ultimo e i complici gli stavano rubando il suv. Lo stesso ordine del giorno è stato presentato dalla Lega Nord in molti Consigli Comunali della nostra provincia e raccolte di firme sono state promosse per sostenere la richiesta di un provvedimento di clemenza in favore di Antonio Monella.
Sinistra Ecologia Libertà di Bergamo senza entrare nella sofferenza personale del signor Monella e della di lui famiglia per la, comunque, dolorosa vicenda che sta affrontando, esprime come già è stato fatto nel Consiglio Comunale di Bergamo e negli altri Consigli Comunali dove sono intervenuti nostri iscritti, il proprio dissenso rispetto all’ipotesi sia della concessione della grazia all’imprenditore bergamasco che per la strumentalizzazione che la Lega sta dando della vicenda.
Non avremmo voluto intervenire su una vicenda che sarebbe dovuta rimanere privata, ma la strumentalizzazione politica che la Lega Nord vi ha voluto dare e il rilievo che i media vi hanno dato e continuano a darci ci costringono a prendere posizione.
Il nostro non è un giudizio sulla persona di Antonio Monella, ma sulla condotta che lo stesso ha tenuto e per la quale è stato condannato in via definitiva dalla Giustizia penale italiana. Siamo consapevoli che le condizioni in cui si trovano le nostre carceri non consentono quella funzione riabilitativa del reo che l’ordinamento penitenziario dovrebbe perseguire, ma sono le condizioni in cui si trovano tutti i detenuti, per la maggior parte in attesa di giudizio, per il miglioramento delle quali Sel da anni sta svolgendo la propria battaglia al contrario di quanto ha fatto la Lega Nord, da sempre ostile a soluzioni che potessero attenuare le condizioni di detenzione e umanizzare la vita carceraria.
Non si può affrontare il tema della concessione della grazia senza prima ricordarne la natura e le finalità del provvedimento di clemenza di cui si chiede la concessione. Il provvedimento di grazia è stata una prerogativa personale dei Sovrani assoluti delle monarchie settecentesche tipica della concezione assolutistico-teocratica del monarca, fonte infallibile e incontestata di giustizia, respinta, poi, dal razionalismo illuministico dell’800. Nella Costituzione Repubblicana il potere di concedere la grazia è stato conservato, attribuendone la titolarità al Presidente della Repubblica. Si tratta tuttavia di un provvedimento che, come ogni provvedimento di clemenza, non si concilia né con la funzione retributiva né con quella generalpreventiva che la pena dovrebbe avere, in quanto la proporzionalità tra sanzione e fatto verrebbero alterate dal provvedimento di clemenza e in quanto svilisce l’effetto deterrente, ma, soprattutto, non si concilia con il principio di eguaglianza per le sperequazioni che si verrebbero a creare tra persone destinatarie di sanzioni penali. Il potere di clemenza riconosciuto in capo al Presidente della Repubblica dovrebbe avere la funzione di mitigare o elidere il rigore del trattamento sanzionatorio per eccezionali ragioni umanitarie – equitative e la funzione di strumento di risocializzazione del condannato alla luce dei risultati del trattamento rieducativo al quale sia stato sottoposto. Non pare che nel caso del signor Monella ci si trovi di fronte ad un eccessivo rigorismo della applicazione della legge, stante il fatto che lo stesso è stato condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione per omicidio volontario, né che lo stesso possa invocare l’efficacia rieducativa del trattamento sanzionatorio espletato perché l’esecuzione della pena ha avuto inizio solamente il 8.09.2014. Non pare nemmeno che l’interessato abbia riconosciuto la propria responsabilità continuando tutt’oggi ad invocare l’accidentalità dell’evento e non pare neppure che lo stesso abbia risarcito il danno alle vittime essendosi limitato a pagare la sola provvisionale a cui è stato condannato e solo recentemente per favorire l’accoglimento della richiesta della clemenza. Rimarrebbe come unica giustificazione all’atto di clemenza la valorizzazione di un presunto e quanto mai propagandato comune sentire che percepirebbe come non riprovevole la condotta per cui è stato condannato il Monella. La tesi della grazia a Monella si fonda sulla argomentazione che la presenza di immigrati clandestini sarebbe fuori controllo da parte delle Autorità e che vi sarebbe un’insicurezza generalizzata fra la gente a causa della carenza delle forze dell’ordine sul territorio e della propensione a delinquere degli stranieri e conseguentemente sussisterebbe il diritto di difendersi da parte dei cittadini esausti da questa condizione di debolezza dimostrata dallo Stato. Non solo si tratta di una tesi che deve essere respinta perché si fonda su assunti non veri e razzisti, ma anche perché legittimerebbe un uso arbitrario e indiscriminato della violenza da parte di privati che minerebbe ai principi di civiltà giuridica liberale sui quali si fonda il nostro ordinamento penalistico. Del tutto insopportabile è la retorica leghista sulla vicenda e irresponsabile il tentativo di armare le paure artificiosamente create per ottenere consenso elettorale. La Lega da anni cavalca le paure delle persone, accresce tensioni culturali, ideologiche e religiose per tentare di insinuare i sentimenti peggiori tra le persone e speculare elettoralmente. Lascia sgomenti vedere 30 sindaci della nostra Provincia che incontrando il Ministro della Giustizia, Andrea Orlano, lo scorso 26 gennaio 2015, che, anziché lamentare le gravi difficoltà con cui viene amministrata la giustizia nella nostra Provincia per le gravi carenze di organico sia del personale amministrativo che dei magistrati e denunciare le conseguenze dei ritardi che tali carenze provocano sull’economia e sulle imprese del nostro territorio, hanno inscenato una protesta per lamentare i ritardi con cui il Ministero avrebbe trattato la pratica relativa alla richiesta di grazia per Monella. Sgomenti lascia anche l’idea di Regione Lombardia di farsi carico delle spese legali delle persone imputate di eccesso colposo in legittima difesa che troverebbe la sua giustificazione ancora sulla asserita “liceità” di usare violenza privata anche al di fuori degli ampi margini già scriminanti dal Legislatore attraverso la riformulazione dell’art. 52 del codice penale sulla legittima difesa come causa di giustificazione del reato.
Pertanto, sia con riferimento alla vicenda di Antonio Monella, sia con riferimento al recente caso del benzinaio vicentino Graziano Stacchio, Sinistra Ecologia Libertà non può che contrastare la irresponsabile escalation leghista di semina di paure contro gli stranieri e l’ idea che la giustizia privata possa rappresentare una reazione giusta a quelle paure e tensioni che vengono quotidianamente alimentate in quanto se attecchiscono e nella crisi il rischio è elevato rappresentano il germe del decadimento e dell’imbarbarimento dei nostri costumi e rischiano di minare alle radici la convivenza civile di cui tutti beneficiamo.

Giuseppe Cattalini

Il Coordinare Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà
Federazione Provinciale di Bergamo

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