Intervento di Luciano Ongaro: La Resistenza e la lotta di liberazione

Resistenza

A conclusione di questa giornata di celebrazione di molti combattenti per la libertà, vorrei prima di tutto ringraziare l’Istituto per la Storia della Resistenza che avendo conservato la memoria ha consentito questa giornata: Elisabetta Ruffini, Angelo Bendotti, Giuliana Bertacchi purtroppo da poco tempo scomparsa.

Voglio anche fare alcune considerazioni di carattere generale sulla Resistenza e la lotta di Liberazione, a proposito di ricorrenti, se non “negazioniste”, certo “riduzioniste” del valore politico e umano e della Resistenza, che sarebbe iniziata, a detta di taluni solo quando i nazisti e i fascisti erano già sconfitti dalle forze alleate, togliendo quindi gran parte del valore di liberazione della lotta condotta dal popolo italiano. E? una tesi falsa.

La Resistenza e la lotta di liberazione furono, innanzitutto, un fatto non solo italiano ma europeo, in tutti i paesi occupati dai Tedeschi, Francia, Danimarca, Jugoslavia, Norvegia, Olanda, come bene ha ricordato la Presidente Marzia Marchesi, già a partire dal 1940, quando i nazisti non erano certo ancora sconfitti.

Non voglio parlare qui della resistenza al fascismo condotta già negli anni ‘30 da militanti dei partiti Comunista e Socialista, di cui è superfluo ricordare i nomi tanto sono noti, da Gramsci a Terracini ai Fratelli Rosselli.

Qui è stato fatto il nome di Carolina Pesenti, bergamasca, che combatte il fascismo in quegli anni.
Parlando della Resistenza in senso stretto, a Resistenza Italiana inizia politicamente già nell’ottobre 1941 con il Documento di Tolosa in cui i dirigenti politici del PCI, del PSI, di Giustizia e Libertà costituiscono il primo Comitato per la Libertà e l’indipendenza dell’Italia, l’origine di quelli che si chiameranno poi i Comitati di Liberazione Nazionale.

Movimento di avanguardia all’inizio, estenderà progressivamente la propria influenza tra la popolazione già nel 1942, quando a seguito delle prime grandi sconfitte dei nazifascisti ( El Alamein, 10/42, Stalingrado 01/43), si intensifica, come reazione, l’azione di repressione e oppressione politica e umana sulle popolazioni dei paesi occupati, da parte delle soprattutto delle SS e delle milizie fasciste.

In Italia già nel marzo’43 vi sono i primi grandi scioperi operai contro il regime. la Resistenza e la Guerra di Liberazione subiscono una accelerazione per le particolari vicende del nostro paese: la caduta di Mussolini il 25/7/43, la costituzione della c.d. Repubblica di Salò, nel dicembre del ’43, l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati (8 /9/’43), la dichiarazione di guerra dell’Italia alla Germania (13.10.43). L’occupazione tedesca dell’Italia da parte delle truppe naziste e fasciste è pesantissima. Vi sono le prime insurrezioni al sud (Napoli) , ma è nel centro-nord del paese che lo scontro è durissimo per la maggior forza delle truppe nazifasciste. La Guerra di Liberazione diviene fatto di popolo ed anche una parte del mondo cattolico entra a far parte della Guerra di Liberazione. Si costituiscono le diverse brigate: Garibaldi (comunisti), Matteotti (socialisti), Giustizia e Libertà ( liberali e laici), Fiamme Verdi (cattolici).

Non sto naturalmente ad illustrare le diverse linee politiche che vi furono anche all’interno della Guerra di Liberazione, che generavano conflitti, tra chi voleva la rivoluzione e chi invece voleva solo sconfiggere l’unità del paese e la riconquista della democrazia, Sarà questa la linea vincente voluta soprattutto dal PCI che organizzava e dirigeva la forza preponderante della Guerra di Liberazione., le Brigate Garibaldi

Dentro questa storia ci sono i nostri amici e i compagni che abbiamo appena commemorato.

Mi permetto qui aggiungere e commemorare alcuni altri partigiani e patrioti. Troppo giovane per essere al loro fianco nella lotta, sono abbastanza vecchio per aver potuto conoscerli personalmente e frequentare, legato ad alcuni di essi anche da vincoli di affetto e familiari, alcuni noti altri meno noti, nelle cui storie si riflettono le grandi vicende che ho sopra narrato.

Giuseppe Taino, già nel 1941 a Porta S. Giacomo lascia scritte sui muri contro il fascismo e imbratta con Eugenio Bruni ed altri il monumento a Mussolini, condannato a quattro anni di carcere dal Tribunale Speciale nel 1942, esce nel 1943, richiamato alle armi nell’agosto del 1943, viene poi mandato come Commissario Politico alla Brigata Garibaldi, “Mina” in Valtellina e dopo la Liberazione rientra a Bergamo e diviene dirigente del PCI.

Lo voglio commemorare anche perché è stato Consigliere in questo Consiglio dal 1951 al 1964. Giuseppe Taino ha oggi novantasette anni e l’altro giorno abbiamo parlato di quegli anni.-

Voglio ricordare oggi di nuovo Giuseppe Brighenti, Brac, delle Brigate Garibaldi che opera a Lovere con Brasi. Egli inizia la sua guerra partigiana dopo l’ 8 settembre fuggendo dalla Caserma di Bolzano dove sta prestando il servizio militare e si arruola della Brigata Garibaldi “Tredici Martiri” di Lovere”. La sua storia politica è nota e non sto a ripeterla. Anch’egli importante dirigente del PCI, sarà aletto deputato per due legislature, svolgendo poi la propria azione politica soprattutto a Bergamo.

Ma accanto a questi nomi, noti nella politica bergamasca, voglio ricordare altri nomi meno noti, per non essere assunti alla notorietà della vita politica, ma il cui contributo alla lotta di liberazione non fu certo di minor valore

Voglio ricordare Amelia Esposti e Andrea de Luca, patrioti appartenenti alle formazioni militari “Matteotti”- Brigate SAP (Squadre di Azione Partigiana) nelle campagne e in città, di supporto alla guerra combattuta sulle montagne. Operavano in città. Nel ’44 De Luca, a seguito di una delazione, fu catturato dalle milizie fasciste, torturato e seviziato e poi condannato a cinque anni di reclusione dal Tribunale Speciale. Amelia Esposti faceva la “postina” in biciletta, portando i messaggi alle organizzazioni clandestine dei socialisti.

Mi sia consentito ricordarli perché erano i genitori di mia moglie che mi ha trasmesso il suo orgoglio per loro.

Ma voglio anche ricordare l’amico scomparso, Simone Trovesi che combatté la battaglia di Fonteno nel ’44 e la battaglia della Malga Lunga, spirito anarchico che militava nelle Fiamme Verdi cattoliche. Non volle mai iscriversi a nessun partito e neppure all’ANPI, perché per fare ciò che è giusto non sono necessarie tessere.

E voglio ricordare anche Vincenzo Magni, padre di cari amici quotidiani che operano nella vita culturale e cittadine di Bergamo, amico di Don Farina e dell’Oratorio dell’Immacolata del cui gruppo faceva parte. Era il postino che consegnava ai partigiani gli aiuti finanziari che il Cardinale Schuster metteva a disposizione per le organizzazioni della Lotta di Liberazione. Fu ucciso a Milano, insieme ad altri, il 9/12/44 da uomini della brigata fascista “Muti”

Ho voluto ricordare questi nomi, fra molti altri che lo meriterebbero altrettanto per significare che la Resistenza non è un fatto storico anonimo lontano nel tempo, ma un evento che ha permeato e permea ancora la nostra vita quotidiana,

Voglio, per concludere, fare questa riflessione su queste persone che ho conosciuto: ho sempre trovato difficile farmi raccontare nei dettagli le azioni, le vicende, di quella loro lotta partigiana. Ho sempre avvertito una grande reticenza e un grande pudore, specie da parte di chi aveva combattuto e certamente anche ucciso, come talvolta mi avevano detto. Non hanno mai esaltato la guerra come dimensione umana, né la loro azione come qualcosa di particolarmente importante, anche quando l’azione, come portare un messaggio in biciletta, o dei soldi, poteva costare la vita, come è accaduto, o il campo di concentramento. Chi combatteva con le armi ricordava che vi erano dei momenti anche tragici, in cui si doveva decidere che un gruppo armato, considerato nemico, era invece traditore e doveva essere eliminato. Accennavano a questa tragedia senza mai entrare nel racconto di azioni drammatiche come questa. A questi uomini e donne è sempre restato estraneo il motto “molti nemici molto onore”, ma era piuttosto vero il contrario, molti nemici molto dolore. La necessità della violenza , per liberarsi e difendersi, non è mai violenza che diviene vanto, ma solo, quando compiuta, pudore e silenzio. Ed è questa la cultura, profonda, di sempre, che ci hanno trasmesso, che è diventata la nostra cultura, contro la guerra , contro la cultura della morte e della violenza che così profondamente permeava la cultura nazista e fascista. anche fuori dalla guerra, come dimostra il crimine della Shoah. E oggi contro questa cultura, che sembra riemergere continuamente nel mondo contemporaneo noi dobbiamo, come allora continuare a combattere. Il nostro vanto è quello di aver combattuto, capaci di forza ma senza amare la violenza e per bandirla nei rapporti umani e per consentire anche a quelli che erano nostri avversari di poter parlare liberamente, nella democrazia che abbiamo costruito.

Luciano Ongaro
Consigliere comunale Sinistra Ecologia Libertà

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Una risposta a Intervento di Luciano Ongaro: La Resistenza e la lotta di liberazione

  1. Lona says:

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