Questione “rimpatri veloci”, il nostro comunicato

Federazione Bergamo

Leggiamo sulla stampa che il sindaco Gori ha richiesto al Governo maggiore celerità nei rimpatri dei richiedenti asilo a cui è stata respinta la richiesta di protezione. Se riconosciamo al sindaco di Bergamo Giorgio Gori di aver affrontato in prima persona attraverso azioni concrete il tema dei richiedenti asilo, dimostrando non solo capacità di governo, ma anche sintonia con la cultura dell’accoglienza, respingendo con autorevolezza la propaganda razzista e becera della destra e della Lega, riteniamo che il problema della gestione di coloro che non hanno ottenuto il riconoscimento di alcuna protezione internazionale, ma che scappano per ragioni di miseria e povertà dal proprio paese d’origine, non si risolva richiedendo al governo rimpatri veloci.

Se da una parte ci pare opportuno segnalare che, oltre al 30% di richiedenti asilo che ha ottenuto una forma di protezione in sede amministrativa, il 73% di chi ha avuto il diniego in sede amministrativa la ha ottenuta in via giurisdizionale (fonte Unhcr), comprendiamo le ragioni che muovono Gori a criticare il ritardo del Governo su un tema che richiederebbe conoscenza del problema e risposte non demagogiche da parte della politica come invece da Roma paiono giungere.
È evidente il rischio che coloro a cui viene  negato il diritto di asilo e che, conseguentemente, perdono ogni protezione, finiscano nella clandestinità ed un Sindaco deve preoccuparsi di assicurare condizioni di convivenza che prevengano situazioni di disagio sociale che la condizione di clandestinità determinerebbe con conseguente allarme sociale.
Il problema non si può nascondere e risiede nell’incapacità del governo nazionale di dare risposte adeguate e strutturali al tema dell’immigrazione partendo dall’abrogazione della legge Bossi-Fini sulla quale chiunque sia chiamato a confrontarsi esprime un giudizio fortemente negativo perché la ritiene sbagliata, ingiusta ed inefficace. Il Governo di Matteo Renzi non è riuscito neppure a depenalizzare il reato di clandestinità introdotto con la predetta legge ed è incapace di affrontare il tema  riformando la materia dell’immigrazione a causa di una impostazione ideologica di componenti della sua maggioranza che sono tuttavia essenziali per assicurargli la sopravvivenza. Questa incapacità e l’inerzia a dare le risposte necessarie scaricano sui sindaci e sulle amministrazioni locali i conseguenti problemi di gestione del fenomeno migratorio. Per cui la richiesta al Governo non deve essere quella di accelerare rimpatriare chi è fuggito da situazioni disperate, ma quella di riformare al più presto la materia  assicurando condizioni di ingresso e di permanenza sul territorio nazionale non fondate sul fondamentalismo ideologico che ispira la legge Bossi-Fini, ma su principi di responsabilità e solidarietà.
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